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lunedì 29 novembre 1999

Vade retro autobus!


L'idea della campagna dell'Unione Atei e Agnostici Razionalisti, di cui abbiamo parlato, ha suscitato, com'era prevedibile, numerose reazioni.
I contrari si esprimono con l'istituzionale obiezione dai vari rappresentanti ecclesiastici, attraverso l'appoggio a un gruppo a sostegno dell'esistenza di Dio e articoli che non solo definiscono l'iniziativa "inutile e di cattivo gusto" ma la vedono come un'espediente dell'UAAR per ottenere visibilità e pubblicità gratuita.
I sostenitori e i simpatizzanti non mancano di fantasia e, tra i tanti, spicca un sonetto intitolato "Autobus senza Dio" pubblicato su Aprile on line in cui viene data la immaginariamente la parola al Cardinal Angelo Bagnasco presidente della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana) considerato il motivo per cui si sia scelta Genova come città di lancio della discussa campagna.
Il viaggio di una frase
L'idea è approdata in Italia dopo essersi già diffusa nel vecchio e nel nuovo continente.
Anche in questi casi si sono sollevate polemiche e discussioni che, tuttavia, hanno portato a risvolti molto diversi da quelli cui stiamo assistendo.





Londra
Gli atei inglesi hanno promosso la campagna per le strade della Capitale con la frase “There’s probabily no God. Not stop warrying and enjoy your life” (Probabilmente Dio non c´è. Adesso smettila di preoccuparti e goditi la vita). Il successo dell'iniziativa ha permesso di raccogliere, attraverso le donazioni, una somma tale da permetterne la diffusione su tutti i mezzi pubblici del territorio nazionale.
Nel Regno Unito la protesta si è espressa attraverso l'associazione “Christian Voice” adducendo come motivazione la violazione della "veridicità" della frase presentata come "dato di fatto" che, in quanto tale deve essere provato.

Il principale promotore, il professor Dawkins, a nome della British Humanist Association, si è dichiarato disposto a collaborare nel caso in cui le Autorità decidessero di aprire un'inchiesta.
Inoltre, la Chiesa Anglicana ha ringraziato l'associazione degli umanisti britannici "il cui interesse per il trascendente è motivo di meditazione per tutti sul significato della vita".





Barcellona
L'Unione atei e liberi pensatori lo stesso slogan: “Probablemente Dios no existe. Deja de preocuparte y disfruta la vida”.
Decisamente pittoresco il caso di Madrid. Il giorno di Natale, nel periodo in cui l'Associazione degli atei stava trattando per l'acquisto degli spazi di pubblicazione sui mezzi pubblici, su un' autolinea interurbana si leggeva "Dio esiste. Godi della vita in Cristo". Lo spazio è stato acquistato coi fondi di 60 credenti di una piccola chiesa evangelica.





Washington
Approdata negli Stati Uniti d'America lo slogan diventa un gioco di parole: “Why believe in a god? Just be good for goodness sake” (Perché credere in un dio? Solo per essere buoni per amor di Dio).


La polemica è arrivata da un rappresentante dell'American Family Association con una motivazione un po' dogmatica: “la parola di Dio ci insegna cosa è giusto e cosa è sbagliato; se ognuno agisse seguendo la propria coscienza il mondo sarebbe dimora esclusiva di pazzi”.




Più concrete le risposte organizzate delle associazioni di credenti: si risponde a colpi di slogan.
Nel Maryland il Center for Family Development ha scelto “Why Believe? Because I created you and I love you, for goodness’ sake - God>” (Perché credere? Perchè ti ho creato e ti amo per amor di Dio - Dio).





In Pennsylvania l'associazione Friends of Christ dice: “Believe in God. Christ is Christmas for goodness’ sake” (Credere in Dio. Cristo è nato per il bene.
Ma gli USA non finiranno mai di stupirci. Chi ha detto che si parla solo del Dio di Abramo? Ed ecco che compaiono gli ingegniosi protagonisti dell’associazione American Muslism che sulle strade della Florida hanno promosso lo slogan: “Islam: The Message of Abraham, Moses, Jesus and Muhammad” (Islam: il messaggio di Abramo, Mosè, Gesù e Maometto).


Una questione tutta italiana

Tornando nel Bel Paese, istituzionalmente abbiamo due soggetti in gioco: la concessionaria degli spazi pubblicitari sui mezzi pubblici del capoluogo ligure, il Comune di Genovae l'acquirente che quello spazio lo avrebbe regolarmente acquistato. La Chiesa colloca trasversalmente il suo parere generando azioni e reazioni di varia natura.

Perché no: le motivazioni della concessionaria
Fabrizio Duchene, l'amministratore delegato della IGPDEcaux, la concessionaria della pubblicità sui mezzi di trasporto pubblici di Genova ha rilasciato al Corriere della sera una dichiarazione in merito al rifiuto a concedere lo spazio all'UAAR.
La motivazione è meramente burocratica e rimanda al codice di autodisciplina della comunicazione commerciale dello I.A.P.(Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria). L'articolo 10 stabilisce come "La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni".
A coloro che obiettano che il messaggio non si possa definire commerciale risponde citando l'articolo 46 del codice che si riferisce alla comunicazione sociale, all'interno della quale si collocherebbe l'iniziativa, e recita:"È soggetto alle norme del presente Codice qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici, o che sollecita, direttamente o indirettamente, il volontario apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, finalizzate al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale".

Cos'ha di più un reggiseno? Il comunicato stampa dell'UAAR
Se le giustificazioni al ripensamento procedono per vie ufficiali, allo stesso modo si richiedono dei chiarimenti.
Raffaele Cercano, segretario generale dell'UAAR, risponde con un comunicato stampa sul sito dell'associazione: “Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario e a usarlo per dire che Dio non esiste. Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla IGP vorremmo chiedere se dicessero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste. Campagne simili sono state lanciate a Londra, a Barcellona, a Washington. Ovunque hanno scatenato ovvie polemiche, ma a Genova le autorità cittadine si sono spese pubblicamente a difesa della democrazia, della laicità e della libertà di espressione. Per questo l’Uaar chiede al Comune di Genova di intervenire per la revoca dell’incarico alla IGP Decaux. Intanto, i nostri legali stanno valutando la faccenda e a breve decideremo che cosa fare mentre la campagna di sottoscrizione, che ha già raccolto 13mila euro, continua”.

Libertà di espressione e censura: Genova riflette
Dopo il comunicato stampa, gli organi istituzionali di Genova si sono trovati di fronte alla difficile necessità di prendere una posizione e di fornire una risposta "politica". Come nella migliore delle tradizioni la strategia è "prendere tempo" per considerare tutti gli elementi in gioco.
Il Comune ci sta pensando e precisa che non è stata attuata nessuna censura. Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, dichiara su La Repubblica: «Questa è una città che sta facendo parlare l´Italia interna per le posizioni di libertà assunte da Fabrizio De Andrè. La campagna, secondo me, è un invito a riflettere e naturalmente esprime un punto di vista, non mi pare faccia proselitismo perché tutti diventino atei».
Il presiidente dell'A.M.T. (Azienda Mobilità e Trasporti di Genova) aggiunge: «Stiamo esaminando la cosa, ma l´azienda non può fare interventi censori a meno che non si tratti di oscenità o pornografia. Per poter bloccare la campagna, insomma, dovremo avere motivazioni ineccepibili. Si può discettare sul buono o cattivo gusto dell´iniziativa, ma non c'è alcun elemento per bloccarla».

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