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lunedì 29 novembre 1999

Carillon

L'ho detto: aprire un post di questo blog, in questo periodo, è come aprire uno di quei cofanetti.
Quelli con dentro il carillon: come sollevi il coperchio parte sempre la stessa musica.

Il magico rotolino con quelle sporgenze che fanno vibrare le lamelle di metallo che riproducono una nota.
Da Love Story a Il bel Danubio blu.
Ma ogni cofanetto ha solo una musica.

Il carillon ha bisogno di un unico meccanico gesto: essere caricato.
Più si gira la farfalla collegata al rocchetto e più velocemente suona la musica.
Ridicolmente accelerata o tristemente rallentata.
Quando sta per finire la carica, la musica agonizza e infiniti istanti trascorrono tra una nota e l'altra.

Mi hanno sempre fatto un'infinita tristezza i carillon.
Come i clown.
Da piccola sia gli uni sia gli altri mi facevano piangere.
Per tristezza, non per paura.

Ci riuscissi ancora!
Forse, come allora, troverei il coraggio di individuare il malefico meccanismo ed estirparlo.
Per aprire la scatola a mio piacimento.
Una scatola silenziosa.
Con musica che viene da fuori e cambia di volta in volta.

9 commenti:

  1. Allora lasciamo chiusa la scatola finché non trovo quel maledetto cosetto che fa partire questa lagna!

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  2. Beh, la musica sarà sempre la stessa... però è suonata con strumenti sempre diversi!

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  3. Ottimi, come suoni,solo per dormire! Ma chi ha voglia di dormire? Chi non sè come passare il tempo!

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  4. Quindi è ufficiale, sei risparita.

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  5. Anche io sono sparita, lo vedi? Ti ho imitato!
    Ma adesso sono tornata ed esigo il tuo ritorno immediato e immanente (che ho detto?)

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  6. Va bè dai, adesso tornate che sennò la pappa si fredda, cambiate sto nottolino del carillon e metteteci dentro la scatolina un'orchestra di mazurke, sù!

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