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lunedì 29 novembre 1999

SolaMente

Essere soli è diventata una malattia vergognosa.
Perché tutti fuggono la solitudine?
Perché obbliga a pensare.
Ai nostri giorni, Cartesio non scriverebbe più: "Penso dunque sono". Direbbe: "Sono solo dunque penso".
Nessuno vuole la solitudine, perché lascia troppo tempo per riflettere. Ora, più si pensa, più si è intelligenti, più si è tristi.
(Frédéric Beigbeder, L'amore dura tre anni)


Decisamente una strana bestia la solitudine, crea una sorta di dipendenza: ci si abitua e si diventa come un orso in letargo nella propria anima.
A volte succede qualcosa, incontri qualcuno e credi di non essere più solo.
Credi... Perché in realtà sei sempre solo.
Nel momento in cui credi di non esserlo, quando ti trovi da solo ti senti come se ti avessero amputato un pezzo.
E' come una ricaduta e le ricadute, com'è noto, sono peggio della prima infezione.
Non so se si possa definire malattia ma, se lo fosse, sarebbe come la mononucleosi: sviluppa degli anticorpi temporanei che dopo un po' svaniscono e puoi contrarla di nuovo.
Molta gente la teme o non è semplicemente in grado di stare da sola. Molta gente la anela e la difende temendo che i rapporti interumani possano intaccarla.
Però poche certezze ci sono: se non si sta bene da soli non si può star bene con nessun altro essere umano. Se non si vuol bene a se stessi non si può amare nessuno.

2 commenti:

  1. e più passano gli anni più è difficile disabituarsi alla solitudine... diventa come la coperta di linus..

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  2. allodj... Sono assolutamente onorata! Grazie per il commento e per la visita!

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