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lunedì 29 novembre 1999

Storia metropolitana

La metropolitana della Capitale.
Due binari che si incrociano solo ed esclusivamente alla Stazione Termini.
Ogni mattina alle 7.30 e ogni sera alle 18.30 salgo su uno dei vagoni insieme a centinaia (forse migliaia?) di altri esseri umani sempre meno umani.
Spingono, pressano, entrano e assumo la posizione che loro mi impongono.
Non sarò io a opporre resistenza alla novantenne che si fa strada con l'ombrello fradicio di pioggia brandendolo come la Durlindana.
Non riesco nemmeno ad aprire il giornale perchè la mano, quella che lo ha preso dai portariviste della stazione, è rimasta incastrata in basso.
L'altra mano tiene la borsa.
Non c'è bisogno di "reggersi agli appositi sostegni" sulla metropolitana di Roma: non c'è pericolo di cadere, non c'è spazio per cadere.
Di fronte ho una giovane ragazza, alta, capelli bruni cortissimi, occhi scuri che mi fissano.
Sorrido imbarazzata, la distanza tra i nostri nasi è di circa tre centimetri.
Continua a fissarmi.
L'imbarazzo aumenta quando facendo finta di niente mi accorgo che i suoi occhi guardano i miei occhi, poi la bocca... Poi gli occhi e ancora la bocca.
Non ho alcuna possibilità di prendere il lettore mp3 disgraziatamente collocato in una delle trenta tasche della borsa.
Si struscia... No! Non si struscia: sono i sussulti della metropolitana sui binari.
No, per favore non una donna che ci prova!
Devo levarmi dalla testa queste paranoie dettate dal sonno.
Perché mi sembra sempre più vicina?
Ho già passato anni or sono la prova della mia eterosessualità.
No, no... Mi sto sbagliando.
Ho sonno, sto andando al lavoro.
Devo riposare di più. Dormire.
Ma... Ma cosa...???
Ha appoggiato la sua guancia sulla mia.
"Sei calda" dice.
Sono calda?
Credo di essere diventata di un colore che da riprodurre è impossibile tanto era il sangue affluito nel volto.
Contro ogni legge di gravità faccio un balzo che non saprei descrivere e salto novantenni, ombrelli bagnati, studenti zainettati e ogni altro elemento mi dividesse dalla porta del vagone.
Non la vedo più.
La successiva è la mia fermata.
Mentre esco dalle budella di Roma mi chiedo cosa avrei fatto se si fosse trattato di un uomo.
Presumo la stessa identica cosa.
O forse sarebbe dipeso da com'era quest'uomo.
Non so rispondermi...
Meglio che vada a lavorare!

10 commenti:

  1. beh...stamattina m'è toccato prendere la Metro a Roma...a saperlo prima ...
    ;-P

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  2. Mai che mi succedano a me ste cose.. Devo fare richiesta al comune che metta la metropolitana.

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  3. in effetti, un uomo che avvicina la guancia a quella di Jojoy e gli dice "è calda"... vale da solo la spesa per la metro a Padova.
    Voto a favore! :)
    (sola...bentornata! questo post è proprio bellissimo!)

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  4. Ti è "scappata" della dolcezza nel raccontare l'episodio (o forse, "scappa" a me leggendolo...mah...)
    comunque è un bel turbamento...
    ; )

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  5. @exes: A saperlo prima che facevi? Non c'era spazio ti dico!
    @Joy: chiedi e ti sarà dato, come dice la saggia Sid un viaggio guancia a guancia!
    @Sid: se torno, torno... E non farmi emozionare! Senti chi parla di scrivere bene.
    @Rosa: turbamento è un termine assolutamente idoneo!

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  6. In ogni caso è gratificante: essere corteggiati o "puntati" è sempre una carezza per il nostro ego. Quindi prendilo come un complimento.
    Io in metropolitana ho sempre ricevuto delle gran "mani morte" da parte di uomini, continuo a ripetermi che in fondo è gratificante anche questo, ma poi reagisco con una sberla.

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  7. Stella non so quanto sia effettivamente gratificante ma fa riflettere. Alle "mani morte" anch'io rispondo con delle gran "manate vive".

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  8. No, la metro può aspettare se la guancia è quella di un uomo.

    Che poi comunque gli risponderei: "Per forza che è calda ho le basette ascellari! E adesso scanZati che sei viscido."

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  9. Le basette ascellari?
    Direi che è dunque pelosa più che calda!

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